Spinning Spigola: Drop Shot (esche siliconiche)

 

pesca spigola 17 agosto 13 (1)Tutto accadde una particolare mattina di agosto 2012.

Il caldo è stato il protagonista indiscusso della scorsa stagione, che , rendendo il pesce poco attivo ed apatico, mi ha concesso catture limitate alle  prime ore del mattino.

Attrezzatura: canna Shimano Speedmaster di 240cm con casting di 20-40grammi ; il mulinello  Shimano Exage 4000, imbobinato con treccia da 15lb e finale 0.25; l’esca che mi ha permesso di realizzare questa splendida cattura è un gambero siliconico da 4.5″, il Craw Papi della Yum (colorazione watermelon).

La tecnica di pesca utilizzata è il drop shot, con amo 2/0 e piombo specifico da 10grammi. Consiglio questo approccio a tutti gli spinner marini che andranno a confrontarsi con fondali ricchi di scogli ed imperfezioni, dal momento che permette di tenere sia l’esca ma soprattutto l’amo sollevati dagli ostacoli.

Alle ore 04.30 ero già sullo spot con un caro amico, ma la stanchezza e la scarsa visibilità rendevano difficili gli spostamenti tra gli scogli. Iniziai da subito a far lavorare esche top water, alla ricerca di improbabili pesci serra, che tuttavia non mi hanno regalato nessun inseguimento. Decisi di provare un artificiale che in momenti simili aveva sempre fatto la differenza: Angel Kiss Extra Shallow, unico nel suo genere perchè permette recuperi lentissimi, mantenendo un’ottima attrattiva per i pescatori.

Ci fu subito un attacco non andato a buon fine, ma poco dopo riuscii ad ingannare una spigola di piccole dimensioni che riprese subito la libertà.

La situazione non era delle migliori: il sole iniziava ad alzarsi sull’orizzonte, le catture si erano limitate ad una spigola di taglia “portachiavi”, ed il mare, precedentemente in scaduta, era via via in procinto di placarsi. Occorreva tirar fuori un asso dalla manica.

Seduto ed affranto su uno scoglio, decisi di tentare il tutto per tutto costruendo un’improvvisata montatura da drop shot. Inizialmente tentai l’innesco di un verme siliconico di colore bianco, molto adatto a questa tecnica, ma la scelta non portò ai risultati sperati. Memore delle tante uscite con il belly boat in molti laghi del centro Italia, decisi di innescare un piccolo gamberetto della Yum di colore watermelon, visto che iniziava ad essere giorno e l’utilizzo di colori sgargianti non era una priorità. Il fondale di circa 4 metri celava numerosi nascondigli per grossi e piccoli esemplari, ma un gambero, nutrimento per eccellenza dei branzini, poteva essermi di aiuto.

Scoraggiato dai molteplici insuccessi delle ultime battute di pesca, iniziai realmente a riporre la mia fiducia in questa scelta che avevo osato intraprendere.  Lanciai il piccolo gamberetto vicino una scogliera sommersa, aspettai di sentire il piombo sul fondale ed iniziai un lento, inesorabile, recupero. Dopo qualche giro di mulinello la mia esca si fermò, trattenuta probabilmente da uno scoglio. In questo caso, l’esperienza ottenuta durante innumerevoli “cappotti” mi ha portato ad esitare qualche istante,prima di cercare di muovere l’esca in modo forzato. Trascorso un secondo da questo “stop”, vidi il filo che spostarsi verso sud in modo molto lento e graduale. Capii subito che non era uno scoglio ad aver fatto visita al mio amo, ma un pesce, probabilmente di discreta dimensione, che non si era minimamente accorto di avere in bocca la mia esca. Decisi di ferrare due volte in modo deciso, indispensabili per chi utilizza una canna morbida e progressiva come la mia. Il pesce iniziò una fuga inesorabilmente lenta: probabilmente non aveva capito cosa stesse succedendo. Dopo circa 20metri si fermò ed iniziai la fase di recupero pompando energicamente la mia preda per non permetterle di raggiungere ostacoli. Arrivai a vedere questa splendida spigola dopo pochi istanti, non fece troppa resistenza, ma proprio davanti al guadino, si scatenò l’inferno, ed io, in bilico su uno scoglio con la canna nella mano sinistra ed il retino nella destra, quasi scivolai in acqua. Terminata questa velocissima fuga, la mia preda era quasi totalmente sfinita. pesca spigola 17 agosto 04 (1)La recuperai non senza problemi relativi alla difficoltà di movimento tra gli scogli, ma alla fine riuscii a guadinarla. L’amo era agganciato nella parte esterna dell’apparato boccale, la più resistente ed il terminale era notevolmente usurato, forse dai piccoli denti oppure dagli ostacoli sul fondale.

Felicissimo, dopo aver dato la libertà a tutte le spigole catturate negli ultimi 3 mesi, decisi di trattenere questo maestoso esemplare. La lancetta della bilancia si fermò sui 6.8kg.

 

(Un Asso nella manica: Spinning Spigola di 6.8kg)

Domenico Massignani

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